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Fiori di Campo del Wyoming Libro 3

Garofanino

Quando il fuoco distrugge la terra del Wyoming, il garofanino è una delle prime piante a crescere di nuovo, illuminando l’area distrutta con suoi fiori vivaci. L’avvocato di una piccola cittadina Taylor Anne Larsen affronta la stessa sfida quando si trova ad avere a che fare con il cuore indurito dalla sofferenza e l’anima miscredente del mandriano di un ranch Cal Ruskoff. Avendo la stessa grazia e la stessa grinta del Garofanino, Taylor può contare anche su alcuni alleati – un’amica che organizza incontri, una terribile tempesta di neve, un’attrazione reciproca molto forte, e un cane tratto in salvo che riesce a far crollare le difese di questo duro cowboy.

Mentre sono intrappolati insieme per via della tempesta di neve, Cal cede alla passione temporaneamente ma dietro quel muro che ha costruito intorno al suo passato e ai suoi segreti, lui è sicuro che Taylor rappresenta quello che lui non potrà mai avere. Ed userà tutte le sue armi per tenerla lontana.

“Questi personaggi – i loro dialoghi, le loro paure, le loro personalità complesse – sono molto reali. Come lettrice, non ho potuto restare indifferente a Cal – un bravo, problematico, incasinato uomo che costringe Taylor ad affrontare i propri demoni anche se lui rifiuta di fare la stessa cosa . . . C’è molto humor sottinteso – e non – qui, le scene d’amore sono all’improvviso tenere e frizzanti, e le emozioni e le paure di entrambi i personaggi catturano il lettore e non lo lasciano andare.” – Karen Templeton, recensione di Amazon

“Accattivante, carino, divertente. Non vedevo l’ora di scoprire quello che sarebbe successo.” – 5*

“Questa è una storia western fantastica e io raccomando di leggerla. L’autrice scrive grandi storie e non ne ho trovata nessuna finora che non mi piacesse.” – 5*

I fiori di campo devono essere forti ed elastici per sbocciare nel bel mezzo della bellezza western del Wyoming – e così fanno le donne.

Excerpt:

CAPITOLO UNO

“Tu e Taylor siete sotto il vischio, per cui dovete baciarvi,” proclamò Matty un secondo dopo che il rumore di sottofondo della festa si diffondesse. Poi cercò di rimediare. “Altrimenti vi porterà sfortuna per tutto l’anno.”

Un’imboscata.

Cal Ruskoff guardò Taylor Anne Larsen, che era al suo fianco, con un rossore che le saliva dal collo come un lungo, sottile bicchiere riempito con vino rosato, e poi gli occhi vibranti di Matty Brennan Currick e capì di essere stato vittima di un’imboscata anche se innocua.

In qualità di proprietaria del vicino Flying W Ranch, Matty era il suo datore di lavoro. Questa era la ragione per cui lui si trovava lì, allo Slash-C, alla sua festa per la Vigilia di Capodanno.

Era anche più o meno l’unica amica che potesse affermare di avere, e questa era l’altra ragione per cui si trovava lì.

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“Mai sentito niente del genere” borbottò Cal.

“Neanche io” dichiarò Taylor ostinatamente.

Era accanto a lui, come se si trovassero sullo stesso fronte, inclinando allo stesso tempo la testa lontano da lui. Lui vedeva solo i suoi capelli rossi e l’angolo della mascella che terminava su un mento appuntito.

Forse anche lei aveva subito l’imboscata di Matty.

“Non ne avete sentito parlare perché nessuno di voi è cresciuto da queste parti. Dave!” Matty afferrò il braccio di suo marito mentre lui si dirigeva verso il chiasso del soggiorno.

“Dave, non è vero che se resti con qualcuno sotto il vischio, e non lo baci, porta sfortuna – una terribile sfortuna a entrambi, tutto l’anno?”

Cal riuscì a cogliere benissimo l’occhiata convincente che Matty diede a suo marito. Le labbra di Dave Currick si piegarono, ma annuì solennemente.

“Terribile sfortuna” concordò lui.

Matty si illuminò accanto a Dave, poi si voltò trionfante verso Cal e Taylor. “Visto? E con Taylor come mia socia nella Lega per il salvataggio del Cane, non voglio avere nessuna possibilità di dover condividere una terribile sfortuna. Orribile, tremenda sfortuna.”

“Infatti, è una tale orribile, tremenda sfortuna” disse Dave con una espressione seria in faccia “che persino se siete a un metro di distanza dal vischio e non vi baciate, può riguardarvi, per cui…”

Egli avvicinò Matty a sé con una mano sul suo fondo schiena e Matty partecipò attivamente. Non ci fu tempo di distogliere lo sguardo prima che le loro labbra si incontrassero per un breve ma sonoro bacio.

Ma non fu il bacio che fece venire la pelle d’oca a Cal – fu quello che accadde dopo. Ancora appoggiati l’uno all’altra, marito e moglie si scambiarono un’occhiata che parlava di momenti passati e di promesse che ci sarebbero state – e che presto – sarebbe valsa la pena di ricordare.

Cal non invidiava Matty e Dave per quello che avevano. Odiava solo sentirsi come un bambino affamato con il naso premuto contro la vetrina di una dannata pasticceria che guardava quello che non avrebbe mai avuto.

Ma forse alla vigilia di Capodanno, una notte in qualche modo separata dal passato e dal futuro… per un momento…

“Oh, al diavolo” borbottò, poi attirò Taylor verso di lui più o meno nello stesso modo in cui Dave aveva fatto con Matty.

Solo che Taylor non si appoggiò a lui, docile e desiderosa. Rimase rigida, persino piegando leggermente la schiena contro di lui, come per evitare il contatto con il suo corpo. Non ci riuscì del tutto, e si spostarono per tenersi in equilibrio.

La testa di lei si tirò indietro.

Shock.

Ecco che cosa vide negli occhi verdi spalancati di Taylor. Shock.

Non poteva biasimarla. Taylor Anne Larsen era una bella donna. Anche se era un avvocato. Il tipo di donna a cui non sarebbero interessate le bugie o altre cose simili. Educata, un po’ timida. Non avrebbe voluto scioccarla. Non era colpa sua se non aveva avuto una donna a cui pensare per lungo tempo. Non era colpa sua se quando avrebbe pensato a questo più tardi la sua immagine con i capelli rossi gli sarebbe tornata in mente tanto spesso da farlo sentire a disagio.

Bene, non poteva nascondere la sua reazione ora per cui al diavolo.

Premette le sue labbra su quelle di lei.

Shock.

Questo fu quello che sentì, qualcosa di scioccante, frizzante e scoppiettante nelle sue vene e nei suoi nervi. Doveva essere così.

Labbra morbide. Lieve calore. Pelle delicata quando la sua bocca si spostò di lato. Capelli soffici che strusciarono contro la sua guancia quando cambiò posizione. E tutt’intorno, un leggero profumo come… come qualcosa a cui non riusciva a dare un nome.

Cercò di insinuarsi in lei, le cui labbra erano socchiuse, facendo scivolare la sua lingua dentro.

Lei annaspò, e aprì la bocca.

Non aveva neanche realizzato che stava per baciarla di nuovo fino a quando lei non indietreggiò, liberandosi brutalmente dal suo abbraccio.

“Così non avremo alcuna sfortuna per l’anno che viene.” Taylor sorrise, ma la sua voce non era ferma. Rimase a malapena a reggersi in piedi. “Scusatemi, vedo Lisa e vorrei parlarle di… del progetto per salvare i cani.”

Un passo, poi si guardò le spalle, posando lo sguardo da una persona all’altra, e disse, “Sono sicura che ci rivedremo prima di mezzanotte, Matty. E Dave. Quanto a te, Cal, te lo dico ora: Felice Anno Nuovo.”

Se ne andò.

Il petto di Cal si strinse e sentì come un peso. Gli ci volle un po’ di tempo per realizzare che lei aveva lasciato intendere che non si aspettava di rivederlo per tutta la durata della festa. Non se lo aspettava e… non lo voleva?

“Cal.” Matty appoggiò una mano sul braccio di Cal, poi mormorò “Vado a parlarle.”

“Non per conto mio.”

Ma Matty era già andata.

“Non sono sicuro dell’espressione cupa dei tuoi occhi ma sono sicuro del rossetto sulle tue labbra.” Insieme a quel commento, Dave gli offrì un piccolo tovagliolo di carta.

Cal scosse la testa, e si passò il pollice sulle labbra. Una sbavatura di rosso comparve sul suo pollice. Non un rosso brillante come le candele che Matty e Dave avevano sistemato in giro. Più simile al fiocco su quella ghirlanda di Natale che Matty aveva insistito a mettere sul suo furgone, ora che aveva sperimentato un mese di sole, vento e neve. Un rosso delicato.

Cancellò la sbavatura sfregando il pollice contro l’indice fino a quando non scomparve da entrambe le parti.

“Sparito” confermò Dave.

Cal brontolò. “Non so perché certi adulti appendano il vischio nelle loro case.”

“Pensavo che fosse ovvio. Qualche volta i pagani hanno l’idea giusta.”

“Se lo dici tu. Ma perché mettere il vischio qui?” disse Cal, indicando un punto sopra la sua testa.

Gli era sembrato fosse un buon posto per starsene tranquillo. Si era appoggiato allo stipite della porta, non proprio nella stanza, pensando che quella fosse la posizione più isolata per sistemarsi fino a quando avrebbe potuto defilarsi in silenzio, quando Taylor era apparsa nel corridoio dietro di lui. Ed era stato allora che Matty era arrivata.

“Pensavo che fosse ovvio anche questo, Cal.” Dave indicò il corridoio alle spalle di Cal. “Questo porta alla camera da letto.”

*

Cal rimase solo perché era più semplice.

Restando fino a mezzanotte, non avrebbe dovuto sorbirsi Matty che gli diceva di essere un recluso e un eremita e che viveva come un monaco. Almeno non tanto.

Sì, per quanto lo tormentasse, non era mai arrivata a chiedergli come mai fosse venuto nel Wyoming, nemmeno quando aveva fatto visita al Flying W prima della morte del suo prozio e nemmeno da quando ne aveva assunto la gestione.

Forse perché all’inizio erano stati troppo occupati a lavorare sodo, velocemente, e in modo economico, per cercare di rimettere in sesto il Flying W. Più probabile che lei non volesse che fosse lui ad immischiarsi nei suoi stessi segreti. Come quello che lei ancora amava Dave Currick sei anni dopo che lui aveva interrotto la loro storia d’amore.

Ma poiché lei e Dave erano tornati insieme, tutto era cambiato.

Matty era felice, davvero felice.

Sarebbero state buone notizie se fossero finite lì. Ma lei era determinata a fare in modo che anche tutti quelli che le giravano intorno fossero felici. Fece una smorfia. Non le importava nemmeno se i suoi sforzi per rendere felici anche gli altri non facevano altro che metterli in imbarazzo.

“Trenta secondi a mezzanotte!”

L’annuncio funzionò come un interruttore su una moviola. Le persone cominciarono a muoversi per tutta la stanza, cercando la persona con cui volevano essere a mezzanotte. Matty e Dave e altre coppie sposate si riunirono velocemente.

“Quindici secondi!”

I fidanzati si avvicinarono l’un l’altro più o meno coscienti. Un gruppo di uomini single cominciarono ad avvicinarsi alla porta della cucina. Al centro della stanza si radunò un gruppo di donne.

“Dieci!”

“Nove!”

“Otto!”

“Sette!”

Qualcuno disse qualcosa che lui non riuscì a sentire. C’erano sorrisi, e il gruppo di donne si spostò verso il camino, cercando in apparenza di vedere qualcosa.

“Sei!”

“Cinque!”

“Quattro!”

Tutti tranne Taylor Anne Larsen, che rimase al centro della stanza, momentaneamente isolata.

“Tre!”

“Due!”

E poi Brent Comesichiama che arrivava da Salt Lake City si separò dagli altri uomini single, puntando dritto verso Taylor.

Cal si spinse in avanti dallo stipite della porta.

“Uno!”

Raggiunse Taylor quando il conto alla rovescia era terminato.

Felice Anno Nuovo!”

Appoggiò le mani sulle spalle di lei e la fece voltare facendole dare le spalle a Brent Comesichiama. Colse la sua espressione di sorpresa per un momento, mista a qualcos’altro, prima di mormorare, “Felice anno nuovo, Taylor.” L’ultima parola pronunciata prima che le loro labbra si incontrassero.

Le sue erano aperte. Mise la sua lingua nella bocca di lei, una volta, poi di nuovo.

Fece scivolare una mano sulla sua schiena colmando lo spazio tra i loro corpi. Appoggiò l’altra sulla sua testa, reggendola anche quando la pressione sulle labbra le fece girare la testa.

Sentì la frizione delle mani di lei – una sulla sua spalla, l’altra sul suo gomito.

Il profumo era ancora lì, tutt’intorno a lui. Una fresca brezza che mischiava l’odore del limone a quello ricco del gelsomino.

E poi entrò nella sua bocca deciso, e un calore improvviso lo invase mentre la lingua di lei scivolava contro la sua, prima toccandola poi cercandola.

Le dita di lei raggiunsero il suo collo, accarezzando i suoi capelli, dove la pelle era tenera e mai esposta.

Qualcuno li spinse così forte che sia Cal che Taylor dovettero fare un passo in avanti per non perdere l’equilibrio, ponendo fine al bacio.

Le loro braccia ancora intorno l’uno all’altra, i loro corpi uniti dal torace alla coscia, il desiderio di lui che non era certo un segreto per nessuno dei due.

“Cal.”

Fu tutto quello che lei disse. Quasi una domanda.

Una domanda a cui non avrebbe risposto. Mai.

Non era mai andato a prendersi quello che voleva nella sua vita.

Si voltò e uscì fuori di lì in tutta fretta.

*

Dal sedile del passeggero del quattro ruote di Matty, Taylor guardò il paesaggio ricoperto di neve, mosso dal vento, che passava dal finestrino, e provò gratitudine per il riscaldamento della macchina che funzionava alla perfezione.

“Non capisco come si possa abbandonare un cucciolo a una fermata” disse Matty. “È febbraio in Wyoming, per amore del cielo.”

Quando era arrivata la notizia durante il loro turno di lavoro per la Lega per il Salvataggio del cane, Taylor aveva impacchettato gli attrezzi che avevano preparato e Matty era passata a prenderla venti minuti prima.

“Almeno, stando al rapporto, l’autista del furgone che l’ha visto ha chiamato” disse lei. “Quei ragazzi hanno un programma così serrato che è probabilmente irragionevole pensare che avrebbe potuto portarlo dentro da qualche parte.”

“Sì” Matty rispose in modo distratto, chiaramente presa da altri pensieri. “Il tempo davvero vola per loro.”

Queste prime sei settimane dell’anno avevano insegnato a Taylor un po’ di cautela nel rispondere ai commenti di Matty. Benché non riuscisse a vedere alcun pericolo in questo, diede una risposta neutrale. “Suppongo di sì.”

“Ho letto da qualche parte che accade spesso di avere la sensazione che il tempo passi in fretta. Voglio dire, riesci a credere che è passato più di un mese dalla vigilia di Capodanno?”

Uh-oh. Ora Taylor comprese il pericolo.

“È stata una bella festa, vero?” Matty stava dicendo. “Non ricordo di aver dato una festa in cui mi sia divertita di più. Visto che siamo in tema, mi stavo chiedendo…”

“Non girarci intorno, per favore.”

“Tutto quello che stavo facendo…”

“È chiedermi di nuovo se Cal mi ha chiamato. Non l’ha fatto. Non lo farà. Non ho mai pensato che l’avrebbe fatto… te l’ho detto.”

“Ma lui…”

“Ma mi ha baciata la vigilia di Capodanno. Sì. Lo so. Tu lo sai. Tutti nelle contee di Lewis e Clark lo sanno. Non mi sorprenderebbe se anche nella zona delle Montagne Rocciose lo sapessero.”

“Non ti ha solo baciata. Ti ha baciata.”

Taylor desiderò davvero che Matty non l’avesse detto.

Non in quel modo. Non nel modo in cui le ricordava chiaramente come si era sentita a essere baciata la vigilia di Capodanno. Le sensazioni di Cal che la abbracciava, il suo duro corpo premuto contro quello di lei e le sue labbra decise e sicure sulle sue. Le sensazioni di crescente calore e del sangue che fluiva. E il desiderio di lasciarsi andare… di lasciare che lui la sorreggesse… di affidarsi a quello che il suo bacio le diceva e a come la faceva sentire.

Tutte quelle sensazioni rendevano più difficile ricordare che, al di là del calore, in quei suoi occhi irresistibili lei aveva anche carpito una tale, incredibile desolazione. E a dispetto di tutto quel calore che la circondava, e che sentiva dentro di lei, avrebbe voluto rabbrividire.

“Credimi, lui ha sperimentato il completo, assoluto rimorso di chi bacia la vigilia di Capodanno.”

“Tu stai scherzando, ma io sono seria. Cal ha bisogno di qualcuno come te. A parte Dave, non c’è nessun altro uomo che io…”

“Sono seria anche io” Taylor la interruppe, non volendo ascoltare l’elenco delle virtù di Cal Ruskoff. Era già abbastanza difficile dover fare i conti con la visione incrollabile del suo viso con i capelli marroni che si avvicinava un secondo prima di baciarla. “Il ragazzo mostra tutti i sintomi. Attraversa la strada e fa un’improvvisa inversione a ‘u’ fuori dal caffè quando vede che sono seduta dentro.”

Non raccontò a Matty che ogni suo gesto evasivo l’aveva sollevata e delusa allo stesso tempo.

“Forse dovrei…”

“No, Matty. Non fare niente. Non dire niente.”

“Ma…”

“Ecco l’uscita, andiamo a salvare un cucciolo.” E dimentica Cal Ruskoff.

La prima impressione del cucciolo legato a un cancello vicino al bagno degli uomini fu quella di un peluche con abiti inadeguati. Un pezzo di carta con su scritto ‘Gratis’ tracciato diverse volte con inchiostro era legato ad un palo. Il cucciolo giaceva su un telo blu sbiadito, mangiucchiandone una parte.

Appena le vide, si alzò in piedi, con il tessuto ancora in bocca, il che lo fece sembrare un po’ birichino. La sua lunga, confusa coda ondeggiò piano mentre le osservava con vivo interesse e un po’ di cautela.

“Ciao, cucciolo” canticchiò Matty, togliendosi un guanto.

“Matty, dovresti indossare i tuoi guanti.”

“Non sarebbe in grado di sentire il mio odore se lo facessi.”

“Non sarebbe nemmeno in grado di mordere la tua mano” Taylor notò seccamente. “Ricordati cosa dice il manuale… la maggior parte dei cani reagiscono alla paura di essere aggrediti correndo ma anche attaccando.”

Proprio come gli uomini.

“Sono cresciuta con abbastanza randagi al ranch da sapere quando uno ha intenzione di aggredire. Lui non lo farà. Vero, cagnolino?” l’animale allungò il collo per annusare.

“Cagnolino?”

Matty guardò alle sue spalle. “Tu vieni dalla città, vero?”

“Sobborghi. Dove i cani vengono identificati e quasi sempre legati a una persona che ti dirà gentilmente se si tratta di una lei o di un lui. E se è buono o meno.”

“Oh, il cucciolo è buono, vero? Taylor, slega la corda dal palo.”

Matty continuò a parlare in tono cantilenante mentre Taylor cominciò a slegarlo. “Vediamo, marrone caramello, con macchie bianche, naso appuntito, orecchie che si drizzano, beh, una si drizza. Io credo che tu sia un collie, vero, cucciolo?”

“Un collie, davvero?” Mentre Taylor scioglieva il nodo, il cucciolo fece un passo in avanti, e subito si accasciò. “Oh, Matty, è debole. Non riesce quasi a stare in piedi.”

Matty prese in braccio il cucciolo. Lui fece un debole tentativo per liberarsi, poi si arrese. “Prendi il telo e andiamo. Voglio portarlo dal dottor Markus.”

“Il telo è sporco.” Ma stava già eseguendo l’ordine. Una busta scivolò da questo sotto il telo, e lei automaticamente la raccolse.

“Lo laveremo, ma è l’unica cosa che gli è familiare.”

*

Cal vide Taylor che camminava nella sua direzione in fondo alla strada.

L’aveva evitata finora, ma di sicuro era passato abbastanza tempo per gestire la tentazione. Certamente non avrebbe risposto in modo tanto forte come aveva fatto alla vigilia di Capodanno.

Quella era stata aberrazione. Una combinazione del fatto che era stato troppo a lungo senza una donna, un’improvvisa ondata di sentimentalismo e – va bene non aveva senso negarlo – la donna stessa.

Ma ora… con la sua testa piegata fingendo di esaminare il menu appoggiato alla vetrina del caffè, anche se la lista non era cambiata nei tre anni in cui viveva lì, prese una pagina del giornale nella tasca della sua giacca, quella che aveva preso quella mattina dal Jefferson Standard.

Sotto la tesa del suo cappello, la vide camminare verso di lui, i suoi movimenti naturali e sciolti.

Aveva una buona ragione per parlarle adesso. Come avvocato lei conosceva tutti i cavilli di un testamento, avrebbe potuto dirgli quali erano le opzioni che aveva.

Il suo sguardo si concentrò su di lui, e lei si fermò interdetta. Con la testa abbassata, riusciva ugualmente a capire che si stava guardando in giro, come se cercasse una via di fuga.

Allontanandosi da lei, cominciò ad attraversare la strada.

Era stata comunque una cattiva idea. Non avrebbe potuto dargli alcun consiglio se lui non avesse raccontato un po’ della sua storia, e sarebbe stato uno sciocco a farlo.

No, si attenne alla sua prima decisione, ignorare tutta la faccenda e andare avanti come aveva sempre fatto. Benché avesse trovato conferma alla sua informazione prima, doveva avere più dettagli.

Senza guardare nella sua direzione, entrò nella biblioteca Knighton.

*

Taylor aveva lavato il telo due volte, usando della candeggina. Non sarebbe mai stato bello, ma sembrava più dignitoso dello stato in cui il cucciolo lo aveva ridotto il pomeriggio seguente, grondando sapone anti-pulci nella vasca per il secondo bagno. Una volta non era stata abbastanza.

E c’era la probabilità che il cucciolo avesse un aspetto decisamente migliore di lei e Matty appoggiate alla vasca da bagno, i capelli umidi e scompigliati, i vestiti schizzati e i volti bagnati. Il profumo del sapone anti-pulci stuzzicò il naso di Taylor e lei starnutì.

“Dimmelo di nuovo, Matty, perché non l’abbiamo fatto lavare dal toelettatore?” Tolse il sapone dalle orecchie del cane. Il cucciolo socchiuse gli occhi in apparente beatitudine. Lei sorrise, e continuò a strofinare.

“Non vedo il motivo per cui dovremmo spendere i fondi della Lega per il salvataggio del cane per lavare i cani quando possiamo farlo da sole.” Matty raggiunse il fianco dell’animale.

“Questo perché non è il tuo bagno” Taylor disse cupamente, anche se sapeva di avere il compito migliore – letteralmente – in quel momento.

“Vorresti che il cucciolo stesse qui senza aver fatto un bagno?”

No!”

“Allora comincia a risciacquare.”

Infine, Matty si sedette e annunciò alla grande, “Credo che siamo pronti per il primo telo.”

“È proprio qui.” Taylor lo prese dietro di lei. “Non farlo… Oh, no!”

Taylor si voltò in tempo per beccarsi lo spray per cani dritto in faccia. Se qualche superficie prima si era salvata, questa volta niente si salvò.

“Non ridere, Matty Brennan Currick. Non osare ridere.”

“Non posso evitarlo. Mi dispiace. È… stavo pensando a come mia nonna lo chiamava – il più efficiente sistema dispersivo per gli uomini.”

Taylor soffocò una risata e passò un asciugamano alla sua amica con un deciso “Asciuga.”

Ci vollero altri due asciugamani ciascuno.

“È perfettamente pulito” disse Matty. “Ha superato la fase palla di pelo, ma ruberà il cuore di qualcuno.”

Il cucciolo trotterellò verso una pila di asciugamani, si arrampicò e subito si addormentò.

Taylor ebbe uno strano nodo in gola. “È adorabile.”

Matty le diede un’occhiata, ma Taylor scosse la testa. “Non ci pensare nemmeno. Anche se il mio padrone di casa me lo permettesse, non sarebbe giusto tenere un animale in questo appartamento piccolo.” Si guardò intorno. “Tutto quello che dobbiamo fare è ripulire, poi trovare una casa per il cucciolo – e velocemente, prima che Hugh Moski scopra che la sua affittuaria ha un animale.”

“Hai promesso che consegnerai il cucciolo al nuovo proprietario, vero?”

“Questo era il nostro accordo. Perché?”

“Sai chi ha bisogno di un cane? E non avrebbe problemi con il proprietario di casa?”

“Chi?”

“Cal Ruskoff.”

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