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I Fiori di Campo del Wyoming Libro 4

Calendula

Lisa Currick una volta era una ragazza aperta e solare simile alla calendula originaria, come lei, del Wyoming. Così la ricordava il detective di New York Shane Garrison sin da quando lei era comparsa durante le indagini di un caso otto anni prima. Ma quando arriva nella sua città natale, determinato a risolvere un caso rimasto aperto, lui scopre che Lisa è diventata una donna molto diversa dalla ragazza che ricordava.

Una volta socievole e piena di talento artistico, Lisa ha messo tutto da parte per condurre una vita regolare e disciplinata. E Shane vuole scoprire perchè. Non riesce a scordare quella ragazza, ma è affascinato dalla donna che lo sfida a trovare risposte anche dentro se stesso.

“Patricia McLinn non perde tempo in questa storia della serie I Fiori di Campo del Wyoming… IL MIO CUORE RICORDA non ha incertezze; è una storia piena di emozione e sensualità che mette in evidenza i forti legami familiari.” – Carol Carter, Romance Reviews Today

Excerpt:

CAPITOLO UNO

“Hai tagliato i capelli.”

Non c’era nulla di minaccioso in quelle quattro parole pronunciate alle sue spalle.

Tranne il fatto che fossero state dette in un tono di voce maschile, basso, che non sentiva da otto anni.

“Sarò da te tra un minuto,” disse lei, tenendosi di spalle, cercando di guadagnare tempo.

Il tempo di accantonare i ricordi che le avevano invaso la mente sentendo quella voce—e quell’uomo—nel posto in cui era solita tenerli nascosti. Ma, se otto anni non erano bastati, come poteva bastare un solo minuto?

Mise a posto una cartella. Un angolo era piegato dove lei l’aveva aperta. L’avrebbe sistemata più tardi. Ora non voleva mostrare di essere agitata. Se l’uomo alle sue spalle era ancora lo stesso di otto anni fa non gli sarebbe sfuggito quel dettaglio.

Chiuse il cassetto, e lo affrontò.

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“Posso aiutarla?” si posizionò oltre la sua scrivania. Da quella scrivania riusciva a gestire con efficienza l’ufficio legale di Taylor Anne Larsen di Knighton, in Wyoming. Rappresentava tutto ciò che lei era in quel momento—e quello che non era stata dall’ultima volta che aveva visto Shane Garrison.

“Ciao, Lisa.”

Aveva intenzione di fingere, di chiedergli se avesse un appuntamento con Taylor, fingere di non sapere chi fosse, fingere di non ricordarsi di lui. Era irragionevole. Erano passati otto anni. Molte cose erano cambiate in quel lasso di tempo. Lei era cambiata molto in quel lasso di tempo.

E non si erano conosciuti abbastanza allora—giusto il tempo di un freddo inverno a New York fino allo sbocciare di una perfetta primavera nella Grande Mela.

A dispetto delle sue fantasie di quei giorni, neanche lei lo aveva conosciuto abbastanza bene.

Era di sicuro plausibile che lei non si ricordasse di lui…

Poi vide la sua faccia.

La mascella quadrata, un viso forte, addolcito solo da una bocca soffice e da occhi blu e sopracciglia nere. Lo ricordava perfettamente, anche se era un po’ diverso dal ricordo che lei ne aveva. Otto anni avevano cambiato anche lui. Se non altro avevano reso più profonde le rughe della determinazione sul suo viso.

Notando questo dettaglio, decise di non fingere di averlo dimenticato. Avrebbe solo sprecato energie di cui avrebbe potuto aver bisogno.

“Detective Garrison.” Afferrò la sedia per avere le mani occupate.

Un angolo della sua bocca si sollevò. Una volta, aveva interpretato quel gesto come una sfida per riuscire a farlo sorridere.

“Mi chiamavi Shane.”

“Il tuo titolo professionale sembra più appropriato.” Le necessità della sua professione avevano rappresentato le fondamenta della loro relazione—la ragione per cui era iniziata e quella per cui era finita.

“Questo significa che vuoi che ti chiami Mrs Currick—o Signora…?”

“Mrs va bene.”

“Non sei sposata?”

“Stai perdendo colpi se il tuo lavoro da detective ti ha fatto scoprire solo che ho tagliato i capelli.” La durezza che stava usando nei suoi confronti era un errore. Un tono più gentile sarebbe stato più sicuro.

Lui sollevò un sopracciglio—quello con la piccola cicatrice. “Le mie capacità di osservazione non sono diminuite. Non c’è nessun anello sulla tua mano destra.”

Lottando contro il desiderio di nascondere le mani dietro la schiena, strinse le dita sulla spalliera della sedia. Lo sguardo dell’uomo si focalizzò su quel movimento, e la sua espressione cambiò. Si sedette sulla sedia di fronte alla scrivania, appoggiandosi allo schienale, accavallando le gambe fasciate nei jeans, totalmente a suo agio.

“Detective Garrison, devo lavorare. Se per favore vuoi…”

“Hai affittato una casa solo a tuo nome, e registrato l’auto solo a tuo nome, ma potresti ancora essere sposata e usare il tuo nome da nubile. Però, sei uscita di casa da sola stamattina, partendo con l’unica macchina che è rimasta parcheggiata lì tutta la notte. Sei arrivata al tuo posto di lavoro alle 8:50 stamattina, sei uscita alle 12:08 per andare al Knighton Café, dove ti sei seduta in un tavolo all’angolo – ancora sola – fino alle 12.53, quando poi…”

“Mi stai seguendo?” L’accusa era evidente, ma cercò di lasciar fuori le emozioni da quell’oltraggio.

Lui annuì. “Sì. Prima di questo, ho controllato i registri pubblici.”

“Allora perché mi hai chiesto se fossi sposata? Avresti dovuto conoscere la risposta.”

“Volevo vedere quello che mi avresti detto.”

“Perché? No…” Tese una mano in avanti, lasciando la presa della sedia. “No, non dirmelo. Sprecheremmo tempo sia tu che io, non c’è ragione per cui dovrei preoccuparmi del perché. Non c’è nessuna scusa al fatto che mi hai seguito. Hai invaso abbastanza la mia privacy. Per favore, va via.”

“Non mi chiederai perché sono qui?”

“No.”

Per una frazione di secondo intravide una sorta di sollievo che gli attraversava gli occhi—come se non avrebbe saputo cosa rispondere se lei gli avesse detto che, sì, voleva sapere il motivo per cui lui era lì. Ma questo era ridicolo, perché il detective Shane Garrison aveva sempre saputo quello che voleva—e non voleva—da Lisa Currick.

“Con il tuo aiuto, Lisa, io posso…”

“Non riuscirai ad avere niente.”

Lo disse nel modo in cui voleva. Duro. Privo di emozione. Determinato. E ora fece appello alla disciplina che si era imposta in quegli otto anni per ricambiare il suo sguardo allo stesso modo. Non era semplice.

Quegli occhi di un profondo blu, con le sopracciglia nere, avevano fatto tremare il suo giovane cuore come un pioppo sbattuto dal vento del Wyoming. Il suo cuore non era più giovane, ma quegli occhi avevano ancora un certo potere su di lei.

“Ho bisogno del tuo aiuto, Lisa…Mrs Currick.”

Si rifiutò di pensare a come si era facilmente sciolta otto anni fa all’idea che lui avesse bisogno del suo aiuto in qualsiasi modo.

“Io credo che l’espressione che si addice a questa situazione sia fai quello che vuoi.”

“Troverò la collana, Lisa. Potresti rendere tutto più facile…”

“No.”

“Non pregiudicherà le sue possibilità di una libertà vigilata. Potrebbe persino favorirle.”

Pensava che stesse cercando di proteggere Alex? Un po’ in ritardo, giusto?

Alex era stata la sua guida—più di questo, era stato un altro nonno per lei. Parlava con orgoglio dei suoi successi, l’aveva istruiva, facendola entrare in quel mondo di gioielli e di gemme che una ragazza del Wyoming aveva sognato prima di arrivare a New York City.

Il giorno in cui era stata scelta per il tirocinio con l’uomo noto per accaparrarsi solo i casi migliori dei clienti migliori, era stato il giorno in cui si era sentita fiera di sé. E i mesi passati nello studio di Alex White erano stati persino più belli di quanto avesse immaginato. Aveva imparato così tanto, le erano state date così tante opportunità, e si era creato un legame di affetto e rispetto con l’icona vivente del design dei gioielli.

E poi Shane Garrison era entrato nella sua vita.

“Mi sono lasciata – tutto – alle spalle, ed è esattamente lì che tutto rimarrà. Vorrei che tu te ne andassi ora.”

Lui la studiò. Un tempo quello sguardo concentrato le avrebbe colorato le guance, l’avrebbe fatta straparlare e avrebbe aumentato i battiti del suo cuore.

Ma non sarebbe più arrossita, aveva imparato a tenere a freno la lingua, e domare i battiti del cuore.

Lisa lo guardò di rimando.

Lentamente, lui prima cominciò ad avanzare in modo deciso fino a quando ci fu tra loro solo la scrivania. Da quella distanza lei riuscì a vedere le striature nere che rendevano i suoi occhi blu più profondi. Immaginò di avvertire il calore del suo corpo.

“Non mi arrenderò, Lisa.”

“E’ un tuo problema, Detective Garrison. Fino a quando non cerchi di coinvolgermi nella tua ricerca.”

Fino a quando non tornerai da dove sei venuto, in modo che tre quarti di questo paese possano sovrapporsi tra me e i ricordi.

“Non posso buttare all’aria quello che è stato fatto.”

Mentre lei cercava di decifrare quello che lui volesse dire, Shane si voltò e se ne andò. Mentre la porta si chiudeva, lei decise che non importava quale fosse il suo messaggio criptico purché se ne andasse.

Lo udì andar via mentre i suoi passi risuonavano nel corridoio in legno di fronte all’ufficio. Non stivali come la maggior parte degli uomini da quelle parti, ma scarpe da ginnastica dalla suola robusta.

Le suole robuste delle scarpe da ginnastica erano fatte per qualcuno che stava fuggendo, a differenza dei più diretti stivali che annunciavano l’arrivo di qualcuno. Ma il detective Garrison non aveva messo in conto che gli uffici di molti uomini d’affari di Knighton avevano un marciapiedi in legno di fronte a loro. Sul marciapiede in legno, persino le scarpe da ginnastica davano un certo avvertimento.

Non l’avrebbe colta di sorpresa di nuovo.

“Lisa?”

Il suo datore di lavoro e amica, Taylor Anne Larsen, era sulla porta del suo ufficio, e la guardava in modo interrogativo.

“Hai bisogno di qualcosa, Taylor?”

Taylor scosse la testa. “Credevo di aver sentito delle voci. E tu sembri…pensierosa. Va tutto bene?”

“Qualcuno ha bussato alla porta sbagliata, e ho dovuto convincerlo che si stava sbagliando. Per quanto riguarda il fatto che sono pensierosa, sto pensando al progetto per la lezione di management di cui ti ho parlato.”

“Credo che tu ce l’abbia quasi fatta.”

“Ho deciso la scorsa notte che devo avanzare di un altro livello. Stavo leggendo a pranzo su come gli stili di gestione abbiano bisogno di adattarsi alla nuova economia.”

“Questo non significa che salterai il Book Pass, vero?”

“No. Ho detto che sarei venuta e verrò.”

Se provò una stretta allo stomaco durante la conversazione con Taylor sul giorno fissato per festeggiare la sezione aggiunta alla biblioteca che Taylor e suo marito Cal Ruskoff avevano finanziato, fu perché la domanda di Taylor le aveva portato alla mente le tante volte in cui aveva dovuto rinunciare ad un evento sociale con amici e famiglia per via dello studio.

La stretta non era dovuta – per nulla – al fatto che lei aveva mentito. Perché non lo aveva fatto. Shane Garrison aveva bussato alla porta sbagliata se pensava che lei lo avrebbe aiutato. E lui si sarebbe dovuto convincere di questo.

Non si trattava di fidarsi o meno di Taylor. L’avrebbe fatto – lo aveva fatto. Ma lei non aveva raccontato a nessuno a Knighton—neanche alla sua famiglia—di quello che era accaduto dopo essere partita da casa pensando di poter conquistare New York, e di come aveva compreso quanto fosse impreparata a qualcosa di diverso dalla tranquilla, sonnecchiosa Knighton.

Se si fosse trattato di qualcosa di veramente grave, qualcosa di pericoloso, qualcosa per cui loro avrebbero potuto aiutarla, naturalmente si sarebbe rivolta a loro. Non l’avrebbero condannata, non le avrebbero detto ‘te l’avevo detto’. Ma si era trattato di un suo sbaglio, e di un suo fallimento. Li avrebbe tenuti entrambi per sé.

Aveva posto la sua fiducia in due uomini all’epoca, e si era sbagliata su entrambi. Uno aveva distrutto le sue speranze. L’altro aveva distrutto il suo cuore.

Non avrebbe corso quel rischio di nuovo.

Avrebbe sbattuto la porta in faccia a Shane Garrison.

*

Hai tagliato i capelli.

Era stata una cosa maledettamente stupida da dire. Lui non aveva avuto intenzione di dirla davvero. Il che era anche più assurdo.

Almeno aveva tenuto la bocca chiusa riguardo alle sue mani. Di solito avevano graffi, contusioni, ustioni e abrasioni per via del lavoro che faceva prima. Le mani che aveva visto dietro lo schienale della sedia erano lisce e senza macchia.

Tenere la bocca chiusa fino a quando non si esaminavano le cose era la prima regola quando si aveva a che fare con testimoni e sospetti.

Ma i suoi capelli l’avevano confuso. Ricordava i suoi capelli così bene. Forse per via di quel giorno di fine aprile—un mercoledì, quello lo ricordava e solo Dio sapeva perché. Erano usciti dal coffee shop, e un colpo di vento aveva agitato i suoi capelli. Lui aveva sollevato il braccio e aveva passato la mano tra i suoi capelli che l’avevano ricoperta come una morbida sciarpa. Lei lo aveva guardato allora, gli occhi colmi di possibilità.

O questo avrebbe pensato uno stupido.

Allungò le sue gambe nel SUV che aveva affittato e parcheggiato sotto un albero da cui poteva vedere sia l’entrata che il retro dell’ufficio legale, così come il furgone di lei parcheggiato.

Non era uno stupido ora. Aveva imparato molto da quel primo anno come detective. Aveva imparato abbastanza tanto che gli era stato offerto un lavoro dannatamente buono. Naturalmente non avrebbe lasciato intuire all’assistente del procuratore distrettuale Anthony Prilosi che lui lo considerava un lavoro dannatamente buono.

In primo luogo, avrebbe infranto la prima regola della negoziazione. Secondo, avrebbe infranto la sua regola personale di non dare a Tony la soddisfazione, poiché il suo amico tendeva ad essere troppo soddisfatto di se stesso. E terzo…beh, questa era la ragione per cui si trovava a Knighton, Wyoming.

“E’ una buona offerta,” aveva acconsentito Shane.

“Buon per te, Garrison, è un passo indietro per molta gente,” aveva detto Tony, seduto dietro pile di cartelle che ingombravano la sua scrivania. “Perciò perché non dici: Sì, lo accetterò. Sì, ti sono immensamente grato, Tony, per la fiducia che hai nelle mie abilità investigative e per aver compreso la mia folle decisione?”

Shane sbuffò. “Sì, giusto.”

“Che cosa ci vuole per farti dire sì, Shane?”

La sua testa si era sollevata a quella domanda diretta. Aveva incontrato lo sguardo di Tony per un momento e visto che era ugualmente diretto. Aveva distolto lo sguardo, puntandolo verso una finestra che mostrava i tetti della città avvolti da una cupa foschia che ritornava puntualmente dopo che i lavavetri avevano fatto il loro lavoro.

“Non voglio lasciare le cose in sospeso al dipartimento.”

“Hai il tempo di sistemare alcuni casi—inoltre, i casi vengono riassegnati sempre, quindi…?” Tony si fermò a metà della frase. “Ah, qui non si tratta di casi, al plurale, si tratta di un unico caso, vero? Il Caso che non riesci a toglierti dalla testa. Il caso di Alex White.”

“Voglio solo trovare il pezzo mancante – la collana.”

“Sì, questo è quello che Ahab ha detto, di voler andare solo a pescare.” Tony aveva scosso la testa. “Non lo capisco, Shane. Lo abbiamo messo da parte. Quindi, non abbiamo scoperto dove ha nascosto una collana. Non è che non possiamo fare a meno di quello che manca. Sarebbe stato dannatamente troppo imbarazzante se fosse venuto fuori quello che mancava. In più, non è che White stia per uscire presto e godersi i suoi guadagni illeciti. E anche se lo rilasciassero domani, non comincerà a commettere di nuovo crimini. Avrà quasi ottant’anni.”

“Settantanove. Ma se avessi agito diversamente…”

Tony aveva risposto in modo conciso, anche se profano. “Odio lodare più del necessario le tue doti investigative, ma se non fosse stato per il modo in cui hai condotto le indagini di quel caso, non ci sarebbe stato nemmeno un caso. Nessuno credeva che il rinomato Alex White stesse facendo qualcosa di sbagliato.”

Shane lo aveva ignorato. “Non sono pronto a rassegnarmi. Non ancora.”

“Non ancora? Sono passati otto anni. E sei sicuro che questa unica ossessione riguardi solo il caso?”

“Non è un’ossessione, io…”

“Sei sicuro che non riguarda invece quella ragazza – qual era il suo nome? Sai, quella con gli occhi grandi che era profondamente immischiata in quel caso – quella che lavorava con White?”

“Non stava lavorando per lui, non nel modo in cui pensi. Era solo una ragazza che stava facendo un tirocinio. E non era immischiata nel caso, tranne che come testimone. Lo abbiamo già appurato a suo tempo.”

“Sì, sì, così ha detto lei. Non mi sono mai bevuto le sue azioni da ragazzina innocente. Di dove era? Nebraska? Del Dakota? Qualcosa del genere. Ma come si chiamava?” Lui aveva fatto spallucce, liquidandola come se fosse un dettaglio insignificante in una vita che invece ne aveva di importanti. “No, non lo ricordo. Immagino che neanche tu.”

Shane aveva compreso esattamente cosa stesse facendo Tony, ma non aveva permesso che quel particolare fosse considerato insignificante. “Lisa Currick.”

Tutta l’imprecisione nelle maniere dell’uomo era sparita, ma la sua voce si era addolcita. “Giusto. Lisa Currick. Quella che se ne è andata via.”

“Non essere ridicolo. Era solo una ragazzina.”

“Non che tu fossi matusalemme all’epoca…” Tony aveva fatto una pausa in modo intenzionale. “Quindi.”

Shane aveva scosso la testa, non per negare il suo commento ma l’intera conversazione.

“Mi stai dicendo che qualcuno al dipartimento sta spingendo perché tu possa trovare la collana? Che sarebbero scontenti della tua partenza di quanto già non lo saranno se non sistemi questo dettaglio.” Shane non aveva risposto. Questo non aveva impedito a Tony di continuare. “Quindi, si tratta della ragazza.”

Era il tono di voce che Tony Prilosi usava in tribunale per convincere la giuria che era assolutamente certo di quello che stava dicendo. Aveva ragione in quel momento? Il ricordo di Lisa Currick lo stava divorando?

Di sicuro voleva sapere come stava. Era stata una brava ragazza, e loro erano stati molto…vicini. Non così vicini come invece il suo corpo aveva desiderato quella primavera di otto anni fa. Ma abbastanza vicini da far sembrare naturale il fatto che lui adesso volesse sapere se stesse bene.

“Voglio trovare l’ultimo pezzo mancante,” aveva detto in modo ostinato.

“Bene. Sogni di trovare quella collana.”

No, io sogno di…

Aveva interrotto quel pensiero. Nessuna corte avrebbe potuto usare i suoi sogni contro un uomo. Ma questo non avrebbe fermato Prilosi se avesse intuito quello che Shane sognava così spesso.

“Voglio trovare l’ultimo pezzo mancante,” aveva ripetuto.

Questa volta era stato Tony a guardare fuori dalla finestra.

Shane era rimasto fermo, dando tempo all’uomo. A differenza di quello che si pensava, aveva scoperto che il silenzio e la pazienza erano tra le armi investigative più potenti che possedeva. Abilità che l’avevano aiutato a diventare detective e arrivare al momento in cui aveva incontrato Prilosi durante il caso Alex White. Abilità che ora Tony voleva che lui usasse per diventare un investigatore speciale.

Lavorare per l’ufficio del procuratore distrettuale, non sarebbe stato proprio una passeggiata, ma per lo più si sarebbe trattato di casi che non portavano a niente e che sarebbero stati cancellati, in questo modo avrebbe avuto più tempo per i casi che restavano, e avrebbe avuto meno persone a cui far rapporto. Fino a quando il risultato avrebbe fornito a Tony la verità e nient’altro che la verità, sarebbe stato libero di lavorare come voleva. Tutto questo era molto allettante.

Ma non gli piaceva lasciare qualcosa di irrisolto. I suoi superiori al dipartimento di polizia dicevano che lui aveva fatto tutto il possibile – un paio di volte all’anno quando lui riguardava il caso. Ma sapeva che non era vero. C’era un indizio che lui non aveva seguito come avrebbe dovuto.

Ecco perché aveva bisogno di parlare con Lisa Currick, faccia a faccia. Non solo per via di una sola primavera. Non solo per via di un paio di occhi feriti che lo avevano guardato nel corridoio del tribunale fuori da un’anonima aula. Ma perché avrebbe potuto avere una risposta.

Tony si era agitato sulla sedia, tenendo lo sguardo fissò su Shane nel frattempo.

“Ti dirò una cosa,” aveva detto Tony, con uno sguardo preoccupato, “ti prendi un po’ di tempo, dai a questo caso la priorità. Se non ne viene fuori niente, allora lo lasci andare, e cominci a lavorare qui.”

“Quanto tempo?” la domanda di Shane fece crescere in lui una certa agitazione.

“E se non hai trovato niente dopo due mesi,” aveva aggiunto Tony, concludendo le negoziazioni, “lasci andare questo caso.”

“Giusto.”

“Dico sul serio, Garrison. Voglio che tu sia ossessionato dai casi a cui lavoreremo. Non da una causa che abbiamo già vinto. E di sicuro voglio che tu non sia ossessionato dalla ragazza che hai perso.”

Questo era quello che Tony non aveva compreso; Lisa non era mai stata la ragazza che avrebbe perso.

Shane lo sapeva arrivando qui in Wyoming. Quello che non sapeva era che lei non era più una ragazzina.

Era cambiato molto più dei semplici capelli in Lisa Currick. Era una donna fredda, riservata, imperturbabile.

C’erano un paio di cose che lo turbavano.

La cordialità, l’audacia, e la gioia erano scomparse?

Aveva notato il cambiamento al primo sguardo quella mattina quando era uscita da quella piccola casa e si era messa in macchina mentre rallentava per evitare i passanti.

Quando aveva conosciuto Lisa a New York, si muoveva come se fosse pronta in ogni momento ad abbracciare qualcuno o qualcosa che l’aveva emozionata. Ora si muoveva semplicemente spostandosi da un posto all’altro in modo pratico.

Quel suo lavoro, poi. L’ultima cosa che si sarebbe mai aspettato era che lei diventasse un manager di qualche ufficio, che seguisse una routine, soffermandosi sui dettagli.

Forse aveva bisogno di soldi. Pensava che non ci fossero molti lavori disponibili in una piccola città come quella. Ma questo non spiegava perché qualcuno che aveva amato il lavoro creativo avesse buttato tutto all’aria e avesse fatto un master in business, come lui aveva scoperto.

Sospettava che lei avrebbe risposto che il taglio a caschetto era pratico.

Il suo stomaco gli diceva qualcosa di più profondo invece. E lo stesso organo che raramente si sbagliava lo spingeva a scoprire di più su come e quando Lisa era cambiata.

Il che portava alla seconda cosa di cui si preoccupava.

Per quanto fosse cambiata, per quanto fosse stato evidente che lei non era contenta di rivederlo, aveva avvertito una tensione dentro sé vedendola per la prima volta, che non l’aveva mollato.

Quello stato lo aveva mandato in confusione in passato. Non poteva permettere che accadesse di nuovo. Aveva pochissimo tempo, e una sola missione: trovare l’antica collana di diamanti, platino e smeraldi che Alex White aveva rubato. Cominciare il suo nuovo lavoro in modo pulito eliminando quello che era rimasto del vecchio.

Se facendo questo avesse dovuto anche scoprire perché Lisa era cambiata, sarebbe se non altro servito a soddisfare la sua curiosità.

*

Una lettera da parte di Alex attendeva Lisa al suo ritorno dalla lezione serale.

Era rimasta molto delusa dal suo comportamento ma lui aveva fatto del male più a se stesso di quanto ne avesse fatto a lei. Si era riappacificata con lui molto prima che fosse dichiarato colpevole. Le scriveva dalla prigione e qualche volta la chiamava.

Oggi, però, non avrebbe sopportato un altro ricordo del passato.

Mettendo via cataloghi, volantini e altra posta, Lisa guardò fuori il buio del Wyoming, ma non vide niente.

Questo non significava che Garrison non fosse lì.

Era seduto sul sedile di un SUV in strada fuori dall’ufficio quando lei era uscita all’ora di chiusura. L’aveva apertamente seguita fino al campus a Jefferson. Era lì quando lei era uscita dopo la lezione, e l’aveva seguita fino a casa.

Il suo primo istinto era stato quello di andare da lui e mandarlo a quel paese. Poi aveva compreso che sarebbe stato inutile. La tentazione di cercare di depistarlo l’aveva già abbandonata. Sapeva dove lavorava, dove viveva, e dove andava a scuola. Quale senso avrebbe avuto cercare di depistarlo quando lei sarebbe andata proprio in uno di questi posti che lui aveva già individuato?

Quando si era immessa nel vialetto, lui aveva rallentato, come per assicurarsi che entrasse in casa e poi aveva accelerato. Aveva atteso venti minuti senza vedere il suo veicolo prima di dirigersi alla casetta della posta.

Di nuovo dentro, seguì in modo coscienzioso la sua routine, mettendo a bollire l’acqua per un tè deteinato, aprendo le bollette e compilandole con la data in cui sarebbero state pagate, buttando la posta inutile e le richieste di donazioni che arrivavano tutto l’anno anche se già contribuiva una volta all’anno. Uno spreco di energie e di denaro. Sarebbe stato meglio se fosse esistito un programma per il computer in grado di comunicare loro se qualcuno non aveva risposto e non doveva essere aggiornato… questo poteva essere un’idea per un progetto finale sull’uso del computer nel corso di management.

Solo dopo che prese nota dell’idea sul blocco degli appunti di quel corso preparò il tè, affondò in un angolo del divano verde, e cominciò a leggere la lettera di Alex.

Alex era all’epoca un robusto uomo di settantuno anni quando l’aveva visto per l’ultima volta. Ma chiaramente gli anni—e la prigione—avevano avuto la meglio. All’inizio le lettere erano molto simili ad Alex stesso, piene di sicurezza—qualcuno l’avrebbe chiamata arroganza, come aveva fatto il procuratore—sul fatto che sarebbe uscito, che aveva fatto bene a togliere quei gloriosi e preziosi pezzi ai proprietari e a rimpiazzarli con dei falsi, pezzi che lui conosceva meglio del resto del mondo.

Era stato anche pieni di aspettative nei suoi confronti. Niente che lei le aveva scritto, contrario a questo, aveva cambiato l’idea che lui aveva al riguardo.

Di recente le affermazioni illogiche e assurde di Alex White erano diventate più frequenti.

Nella lettera di quella sera, però, sembrava come se lui fosse ritornato ad essere il vecchio Alex. Aveva incluso un disegno, con delle note su un suo disegno di un ciondolo di ambra ornato d’oro, e il commento, “Sembra come una calendula, simile a te.”

Era un vecchio gioco tra loro. Durante il suo colloquio per fare tirocinio nel suo studio, Alex le aveva chiesto quale albero sarebbe stata. Aveva inteso chiaramente confonderla, ma lei aveva risposto che non sapeva molto di alberi, venendo dal Wyoming, che sarebbe stata meglio se si fosse descritta come una calendula, perché erano in giro e spuntavano brillando ovunque andassero.

Aveva riso forte, e questo era bastato – era stata presa per fare pratica.

Aveva cominciato a raccontare alle persone che lei era come una Calendula – un fiore brillante e solare i cui semi erano appiccicosi e si ritrovavano nei posti più impensati, come lei, una ragazza di un ranch del Wyoming che era finita a fare pratica con il più importante e rimarchevole esperto di design di gioielli.

“Stavo per farti passare al primo colloquio, con il fieno ancora tra i capelli, ma in qualche modo mi sono bloccato,” le aveva detto lui. “Ah, mi piacciono le persone che conoscono se stesse, mia piccola calendula.”

Il sorriso suscitato da quei ricordi scomparve mentre Lisa sorseggiava il suo tè. Non conosceva affatto se stessa.

Aveva pensato di poter essere pronta per qualsiasi cosa. Tutto aveva dimostrato il contrario.

Shane Garrison era entrato nella sua vita in un giorno di fine marzo quando era arrivato nel suo studio, accompagnato da Alex. Infatti, Alex aveva fatto le presentazioni, mostrando un certo divertimento mentre lo faceva.

Aveva compreso perché due giorni più tardi, quando il detective Garrison le aveva chiesto di pranzare insieme, le aveva detto che sospettava che Alex fosse l’artefice di una frode, e chiesto se poteva rispondere ad alcune domande. Alex White—una frode? Era il tipo di gioco che Alex amava. Aveva riso ma Shane non aveva ricambiato.

Aveva raccontato ad Alex tutta la storia, e lui aveva insistito perché lei si godesse la compagnia di Shane, avrebbe incontrato il detective, risposto a tutte le sue domande. Ripensandoci, credeva che fosse stato una specie di gioco per Alex.

Ma mentre lei e Shane continuavano ad incontrarsi giorno dopo giorno, mentre il tempo passato insieme diventava davvero piacevole, lui aveva smesso di parlare dei suoi sospetti.

Invece, parlavano di qualsiasi altra cosa. Libri, dischi, film. Le ambizioni di lei, l’amore per lo sport di lui, l’infanzia di lei, la veloce carriera di lui, e naturalmente, la fantastica città intorno a loro. Con una temperatura più mite, avevano cominciato a fare passeggiate durante l’ora di pranzo. Quando la pausa pranzo non era abbastanza lunga per le loro chiacchierate, avevano cominciato ad incontrarsi durante i weekend.

Lui non l’aveva mai toccata, trattandola in pubblico come se la stesse scortando.

Non l’aveva mai baciata.

Ma guardava nei suoi occhi, e lei era stata così certa…

Si era sbagliata.

Era giugno quando lei aveva sorpreso Shane mostrandogli il bellissimo dono che Alex le aveva fatto per una commissione che lei aveva portato a termine. Lei non sapeva che la proprietaria del braccialetto aveva chiesto che lo trovassero, ma Shane lo sapeva. Lei non sapeva che Alex aveva duplicato il pezzo con gemme false, ma Shane lo aveva sospettato. E quel poco di informazioni, aveva convinto la proprietaria a dargli il braccialetto che Alex le aveva restituito in modo ufficiale perché fosse esaminato dalla polizia.

Era un falso.

Fu come tirar fuori il jolly da un mazzo di carte. La reputazione di Alex non fu più inattacabile. Altri clienti fecero esaminare altri gioielli.

Naturalmente, lei non lo aveva scoperto all’epoca. Aveva scoperto solo che Shane all’improvviso era quasi scomparso, e sembrava distratto quando si vedevano.

Poi era arrivato in modo inaspettato un glorioso pomeriggio di giugno, aveva parlato con lei chiedendole di prendersi un’ora di permesso, e tutto era tornato ad essere come prima. Avevano speso ore parlando e camminando, guardando le vetrine dei negozi e sedendosi sulle panchine del parco.

Il giorno dopo lui e gli altri agenti erano arrivati nello studio per arrestare Alex.

Quello era stato il giorno peggiore della sua vita. Peggiore persino di quello in cui era stata chiamata per testimoniare al processo contro Alex tre mesi più tardi. Alex aveva affrontato la sua angoscia, dicendo che naturalmente lei doveva dire tutto quello che sapeva – e lei lo aveva fatto.

Quando era arrivato il giorno del processo, Lisa aveva scoperto che Alex aveva fatto quello di cui lo accusavano, pienamente convinto di essere nel giusto. E sapeva che Shane l’aveva usata per cercare le prove.

Mise la lettera di Alex nel suo cassetto insieme alle altre.

Quando il processo era terminato, aveva lasciato New York per sempre, tornando a Knighton. All’età di diciannove anni si era lasciata alle spalle l’infanzia, e si era costruita una vita basata sui principi che la sua esperienza a New York le aveva insegnato.

E avrebbe continuato a vivere in quel modo, anche se l’uomo che le aveva fatto fare quell’esperienza, dandole una dura lezione, si era presentato nell’ultimo posto sulla terra in cui si sarebbe mai aspettata di vederlo.

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